In difesa del settore della formazione danza

Lo studio della danza è anch’esso mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, e al pari delle altre discipline artistiche è un aspetto fondamentale della vita quotidiana, un valore sociale, formativo a anche economico. Produce PIL, ma non è un moltiplicatore astrattamente in progress ma tangibile. Reale. Alla spalle non ci devono, né ci dovranno essere parassiti mascherati da consulenti.

Ma dietro il valore economico ci sono nostri ragazzi, con le loro ansie, i loro problemi, con la voglia di emergere, ci sono i formatori, spesso professionisti mortificati da un mancato riconoscimento da parte delle istituzioni.

Lo Stato deve favorire lo sviluppo delle attività professionali di danza che, con carattere di continuità promuovono un rapporto permanente tra un un complesso organizzato di docenti e associazioni e la collettività di un territorio per realizzare un progetto integrato di formazione, produzione e promozione con significativa attenzione alla tradizione della danza dlla classica e contemporanea, alla sperimentazione e la ricerca della nuova espressività coreutica, favorendo una qualificata azione di promozione della danza e di formazione del pubblico.

Le Associazioni di categoria devono far propria questa battaglia, senza personalismi, con chiarezza, porsi degli obiettivi concreti, spogliarsi del vestito del vassallaggio politico, confrontarsi e soprattutto essere preparati, più dei loro interlocutori.