La fortuna di esserci stato

Ho avuto il privilegio di partecipare per qualche giorno all’edizione 2017 del Meeting Internazionale del Cinema Indipendente organizzato dall’Agcpi (Associazione Giovani Produttori Cinematografici e Indipendenti) a Matera dal giorno 15 ed ancora in corso. Aldilà della splendida location e dei numerosi dibattiti specializzati, interessantissimi, qualche volta a me ostici, attesa la mia storica estrazione professionale, l’esperienza che mi ha indubbiamente colpito di più sono state le matinée dedicate all’educazione all’immagine e alla formazione dell’audience per grandi e piccini con la visione di due films al Cinema Comunale.
Se non erro due anteprime nazionali non ancora distribuite nelle sale italiane: La mia famiglia a soqquadro di Max Nardar ed il poetico film d’animazione, targato Ghibli, La tartaruga rossa di Michael Dudok de Wit.
Due films particolari, dove per il primo, atteso il tema, il genuino sorriso spesso celava una certa amarezza, mentre per il secondo la mancanza dei dialoghi sonori lasciava spazio al riempimento immaginario delle nostre parole.
La visione attenta del pubblico in età scolare, dal liceo alla elementare, la spirito di servizio dei docenti, la compostezza e soprattutto il dibattito che ne è seguito, è la prova che per noi forse datati operatori dello spettacolo, sempre più presi dal problema di come sbarcare il lunario, forse è il momento, se non di abbandonare, di cambiare rotta, se vogliamo creare le condizioni per alimentare l’amore per lo spettacolo e costruire il pubblico del domani.
Il futuro era lì, in quella sala cinematografica. La dedizione di tutti, dal gestore della sala, all’organizzazione, da chi ha brillantemente tenuto la presentazione e coordinato i due dibattiti a fine proiezioni, alle domande dei ragazzi e bambini, mai banali, pungenti, vere. Un esempio non di buona scuola, come spesso viene abusato e strumentalizzato in questi mesi, ma di un bel paese.
Se è vero che il cinema non racconta solo delle storie e non presenta solo delle parti di realtà, ma è un linguaggio che struttura il modo di guardare e pensare il mondo, credo che quei ragazzi/bambini con gli occhi “dentro lo schermo” si sono a loro volta incontrati e perché no, sia pure nell’immaginario, a non fermarsi alla apparenze, a scavarsi dentro, a interrogarsi, a crescere e per il futuro anche a capire quando cambiare rotta quando e se sarà necessario.